Negli ultimi anni abbiamo rafforzato il nostro sistema HSE investendo su formazione continua, digitalizzazione e procedure pensate su misura per le nostre attività. Abbiamo inoltre inserito nuove attrezzature dedicate, che ci consentono di semplificare diverse attività operative e di aumentarne la sicurezza, soprattutto nelle fasi più critiche. Negli ultimi mesi abbiamo introdotto anche un software basato su intelligenza artificiale per supportare la gestione e la verifica documentale. Non è l’elemento centrale del nostro sistema, ma rappresenta comunque un aiuto pratico, soprattutto nei cantieri dove operiamo come impresa affidataria. e abbiamo quindi la responsabilità della verifica documentale delle imprese esecutrici. L’AI ci permette di velocizzare i controlli, ridurre gli errori e garantire una maggiore conformità, migliorando l’efficacia complessiva della gestione della sicurezza, supportando il nostro organico, che può avere così più tempo per controlli operativi in campo, che sono indispensabili per osservare i comportamenti, ascoltare le persone e promuovere quella cultura della prevenzione che nasce sul campo, non solo nei documenti. Parallelamente, abbiamo ulteriormente consolidato il nostro sistema di gestione integrato: alle certificazioni ISO 45001 e ISO 9001, già presenti da tempo in azienda, abbiamo affiancato anche la ISO 14001. Pur non essendo una norma strettamente legata alla sicurezza, la 14001 completa e rafforza la nostra visione HSE, permettendoci di gestire in modo coordinato aspetti ambientali, qualitativi e di prevenzione. L’integrazione di queste tre norme ci consente di operare con un approccio più maturo, sostenibile e orientato al miglioramento continuo. Assolutamente sì: la Sicurezza per Mozzanica non è un obbligo, ma un valore strategico sul quale continuiamo a investire con convinzione. Consideriamo la sicurezza un valore centrale, un punto fermo che accompagna ogni attività e ogni decisione dell’azienda. È parte del nostro modo di lavorare, non qualcosa che dipende dal luogo o dal tipo di intervento. Oggi più che mai stiamo lavorando affinché la sicurezza sia percepita come parte integrante dell’identità dell’azienda. E questo non riguarda solo le attività in campo, ma anche tutte le fasi propedeutiche: dallo studio preliminare alla progettazione, fino alla pianificazione delle attività sul campo. Questo approccio è possibile grazie alla forte sinergia che abbiamo costruito tra l’Ufficio Sicurezza e le funzioni tecniche, commerciali, service e acquisti. Una collaborazione quotidiana che ci permette di integrare la sicurezza fin dall’inizio dei progetti, rendendola un elemento naturale di ogni decisione operativa Nel 2026 vogliamo compiere un ulteriore passo avanti: avviare un percorso formativo che affianchi alle competenze tecnico-normative anche una dimensione più psicologica, tipica dei modelli BBS. Crediamo che la sicurezza dipenda non solo dalle procedure, ma anche dai comportamenti e dalle motivazioni delle persone. Per questo lavoreremo sull’osservazione, sul feedback positivo e sulla consapevolezza individuale. Parallelamente, stiamo dedicando un grande impegno all’implementazione degli obblighi formativi previsti dalla Direttiva Seveso, che interessa molti dei nostri tecnici. Si tratta di un percorso impegnativo ma fondamentale, perché ci permette di elevare ulteriormente il livello di competenza interna. Abbiamo infatti numerosi clienti soggetti a questa direttiva, e per questo riteniamo essenziale garantire personale preparato e formato anche in questo ambito così delicato. Investire su queste competenze significa aumentare la nostra affidabilità e offrire un servizio sempre più qualificato nei contesti a rischio rilevante. Al di sopra di tutto, però, l’obiettivo principale rimane quello di fornire ai nostri lavoratori strumenti, preparazione e consapevolezza che permettano loro di operare sempre nelle condizioni di massima sicurezza. Questo è e resta il fulcro del nostro impegno. Per una corretta gestione della sicurezza in azienda, il primo elemento davvero decisivo è la comunicazione interna: condividere informazioni in modo trasparente, coinvolgere tutte le figure interessate e costruire insieme procedure e metodi di lavoro. La sicurezza funziona solo quando è partecipata: non si tratta di imporre regole, ma di svilupparle ascoltando chi opera ogni giorno sul campo. Accanto a questo principio fondamentale, ci sono altri tre pilastri operativi: In sintesi: comunicare, formare, strutturare e controllare. È questo il modello che permette alla sicurezza di diventare un valore realmente vissuto. Negli ultimi tre anni il panorama normativo italiano in materia di sicurezza si è ulteriormente rafforzato. Abbiamo assistito a un’evoluzione che pone maggiore attenzione alla responsabilità organizzativa, alla tracciabilità dei processi e alla qualificazione delle imprese e dei lavoratori. Un passo importante è stato anche il recente Accordo Stato‑Regioni, che ha finalmente normato alcuni percorsi formativi rimasti per anni in una zona grigia e ha portato maggiore chiarezza e uniformità, soprattutto per ruoli e funzioni delicate. Un altro aspetto rilevante riguarda il rafforzamento dei controlli sulla filiera di lavoro, in particolare nella gestione dei subappalti. Oggi c’è una maggiore attenzione alla regolarità dei rapporti di lavoro, alla verifica delle competenze e alla conformità documentale delle imprese coinvolte. Il contrasto al lavoro irregolare e alle situazioni non tracciate è un passo necessario, perché dove c’è irregolarità — inevitabilmente — c’è anche minore sicurezza. Lo sforzo che si sta facendo in questa direzione è apprezzabile, anche se dobbiamo riconoscere che esistono ancora troppe situazioni non conformi che richiedono un ulteriore salto culturale. Per quanto riguarda la cultura della sicurezza, vedo un’evoluzione positiva ma non ancora omogenea. Ci sono aziende che investono realmente e che hanno compreso il valore di un approccio preventivo strutturato; accanto a queste, però, esistono realtà che vivono la sicurezza come un adempimento burocratico più che come un elemento strategico. La direzione complessiva, comunque, è incoraggiante: oggi si parla sempre più di sicurezza come parte del processo organizzativo e non solo come vincolo normativo. Cresce l’attenzione alla formazione di qualità, alla comunicazione interna e alla responsabilizzazione delle persone. Dal mio punto di vista ci sono diverse prospettive positive. Una di queste riguarda sicuramente le nuove generazioni: i giovani entrano nel mondo del lavoro con una mentalità più aperta verso i temi della sicurezza. Sono più disponibili a fare propri comportamenti corretti, ad accettare le regole come parte naturale del processo lavorativo e ad adottare strumenti digitali che supportano la prevenzione. Questo cambio generazionale rappresenta un’opportunità importante: permette alla sicurezza di diventare sempre più parte integrante dei processi, non qualcosa di esterno o imposto. Con il giusto accompagnamento, possiamo trasformare questa predisposizione naturale in una cultura solida e diffusa, capace di migliorare l’organizzazione nel suo complesso. In generale, vedo una crescente sensibilità nel considerare la sicurezza non solo come tutela, ma come valore. Un valore che rende le aziende più affidabili, moderne e sostenibili. Ed è proprio su questa visione che si costruiscono le prospettive più promettenti per il futuro.
0 Visualizzazioni Buongiorno Ing. Lazzeri, dalla nostra ultima intervista, ci può dire che passi ha fatto nel frattempo la Mozzanica nel campo della “Sicurezza”?
Possiamo quindi dire che la “Sicurezza” rappresenti sempre un punto fermo della Società e un elemento su cui investe?
Che obiettivi ha la Mozzanica sulla sicurezza nel 2026?
Tre esempi per una corretta gestione dell’ambito “Sicurezza” in un’Azienda
Se parlassimo del panorama normativo italiano e della cultura dilla “Sicurezza” quali sono i suoi commenti in merito tenendo conto sempre di questo periodo di tre anni?
Quali sono le prospettive positive?