Bentornati. Per molti di noi le valigie sono ancora lì, semivuote in un angolo, e la testa fatica un po' a rientrare tra e-mail e scadenze. È giusto così. L'estate è stata bella e, anche se il caldo non ci ha dato troppa tregua, credo che la maggior parte di noi possa dire di aver vissuto un momento di vero riposo. Chi al mare, chi in montagna, chi scoprendo posti nuovi: ognuno, a modo suo, ha avuto l'occasione di "staccare la spina" e ricaricarsi. E questo, spesso, vale più di quanto immaginiamo.
Poi, però, arriva il momento di ricominciare. Si sospira? È comprensibile. In fondo, a chi non piacerebbe "una vita in vacanza"? Eppure sono convinto di una cosa: chi coltiva il piacere e la passione per il proprio lavoro, e ha la fortuna di trovarsi in un'azienda dove respira anche il giusto ambiente, non ricomincia trascinandosi. Ricomincia con il passo giusto. E il passo giusto, in questo momento, conta più che mai, perché davanti a noi ci sono gli ultimi quattro mesi dell'anno, e saranno mesi decisivi.
Quattro mesi che, in realtà, sono tre
Partiamo da una consapevolezza, senza raccontarcela. Questi quattro mesi, a conti fatti, non sono quattro. Le prime due settimane di settembre sono quasi sempre "scariche", il tempo che tutto riparta davvero, e dicembre lo conosciamo bene: operativo per metà, poi le festività. Se togliamo questi margini, ci accorgiamo che il grosso del lavoro si concentra in soli tre mesi.
Tre mesi in cui dobbiamo stipulare il maggior numero di ordini possibile, per chiudere bene l'anno e, soprattutto, per iniziare bene il prossimo. Tre mesi in cui arriveranno richieste urgenti, materiali da preparare in tempi stretti, personale da organizzare, imprevisti dietro ogni angolo, discussioni, un po' di ansia e caselle di posta che si riempiono a decine di messaggi al giorno. È un quadro reale, non voglio addolcirlo, reso più complesso da una difficoltà che conosciamo tutti: la mancanza di personale.
L'opportunità si nasconde nell'avversità
E allora la domanda vera è un'altra: cosa faccio quando il contesto si complica? Come reagisco quando le condizioni sono meno favorevoli di quelle che avevo immaginato? Perché c'è sempre un'opportunità che si nasconde dentro l'avversità, ma va cercata, non capita da sola.
Mi torna in mente un vecchio detto: "Se so dove sto andando, allora posso prepararmi di conseguenza". Non giriamoci attorno. La coperta è corta, da qualunque parte tu la prenda. Questo non lo cambiamo. Quello che possiamo cambiare è il modo in cui scegliamo di viverlo. E non parlo soltanto della scelta, pur importante, di affrontare le cose con spirito positivo. Parlo di qualcosa di più concreto: fermarsi un istante e capire quali elementi, nella mia giornata, mi stanno davvero rallentando. Chiedermi come gestire al meglio quel momento critico che so già essere in arrivo tra due settimane. Domandarmi, con onestà, se sto usando tutte le risorse che ho a disposizione.
Sto lasciando le giuste deleghe, oppure tendo a concentrare tutto su di me, con il risultato di rallentare non solo il mio lavoro ma anche quello degli altri? E soprattutto: sono capace di affrontare una cosa alla volta, distinguendo le vere priorità, o vedo sempre e solo l'enorme mole di lavoro che mi schiaccia? Sono domande scomode, lo so. Ma è proprio da lì che passa la differenza tra subire un periodo e attraversarlo con lucidità.
Perché se ciascuno di noi cominciasse ad allenare la propria mente in questo modo, con spirito di collaborazione, non solo affronterebbe diversamente gli imprevisti: contribuirebbe a costruire una vera squadra. E una squadra, nei mesi difficili, vale più di qualsiasi singolo talento lasciato a se stesso.
Le scelte che stiamo facendo
Non è teoria. È esattamente ciò a cui ogni reparto della Mozzanica si sta preparando, per vivere al meglio questo periodo e arrivare, ne sono certo, a festeggiare nuovi traguardi e nuove soddisfazioni. Alcune di queste scelte le trovate raccontate in questo numero: dalla formazione, resa oggi ancora più necessaria da quanto richiede il "Decreto Controlli" per la qualifica dei Tecnici Manutentori, alla gestione strategica dei ricambi, fino agli addestramenti specifici che ci permettono di operare in modo sempre più preciso presso i nostri Clienti.
Sono tasselli diversi di un unico disegno: prepararci prima, per non subire dopo.
C'è poi una novità che mi fa particolarmente piacere annunciare. Prossimamente apriremo una nuova rubrica dedicata a una serie di casi studio: presenteremo problematiche e imprevisti realmente affrontati dai nostri Dirigenti e Manager, e le decisioni che, da quel momento difficile, hanno poi generato un miglioramento per tutti noi. Un modo per rendere concreto, con storie vere, ciò che qui rimane un principio: l'opportunità si nasconde nell'avversità.
Mettiamo in campo il meglio di noi
Mi avvio a chiudere rinnovando a tutti i miei più sinceri auguri di bentornato. E lo faccio con un invito semplice: mettiamo in campo il meglio che possiamo dare, quei talenti che ci hanno sempre contraddistinti, per poi raccogliere insieme i risultati positivi che ne verranno. Perché alla fine è questo che fa la differenza: sapere che ogni giornata, ogni ordine, ogni sforzo non va a un risultato astratto, ma costruisce qualcosa di reale, e lo costruisce insieme.