La normativa attuale categorizza come industria chimica una pluralità di processi produttivi basati sulla trasformazione di materie prime (come acqua, metalli, minerali, petrolio, gas naturale, ecc) in prodotti con proprietà chimico-fisiche differenti rispetto a quelle delle materie prime utilizzate. Vi sono compresi quindi (ma non solo): Si tratta anche di una vasta gamma di attività produttive coinvolte, per esempio, nella produzione di cosmetici, farmaci, vernici, materiali sintetici, carburanti, additivi, coloranti alimentari, ecc. I processi attuati sono spesso pericolosi e, infatti, l'industria chimica è una fra le principali cause di infortuni sul lavoro, come emerge anche da un recente studio pubblicato da INAIL, che prende in considerazione sia gli infortuni da esposizione ad agenti chimici, sia quelli che coinvolgono agenti con proprietà tossicologiche, accaduti in un periodo temporale di dieci anni (2002-2012). Nello specifico, parlando di incidenti mortali, il rapporto INAIL dice che il 44,7% di essi è dovuto a incendi/esplosioni con sviluppo di fiamme, il 14,4% a incendi/esplosioni senza sviluppo di fiamme e la restante parte al contatto con agenti chimici. Andando ad approfondire, il 55% degli infortuni legati a incendio o esplosione sono, a loro volta, riconducibili ad attrezzature di lavoro non adeguate; ad ambienti di lavoro privi dei necessari requisiti di sicurezza; a DPI non forniti o non utilizzati correttamente; a caratteristiche di pericolosità degli agenti chimici. Tra i settori che registrano la più alta incidentalità vi sono quello metalmeccanico e quello chimico, mentre a livello di ubicazione dell'incidente, il 29% avviene in spazi confinati o sospetti di inquinamento, e circa il 60% nelle aree di produzione, manutenzione e immagazzinaggio. Infine, un focus sulle dimensioni delle aziende che hanno registrato infortuni: quelle più colpite sono imprese con meno di 10 dipendenti (ben il 53% dei casi). Un incidente in uno degli impianti di cui sopra ha come conseguenze, sia infortuni di livello medio-alto al personale, sia un elevato rischio di inquinamento ambientale. Data questa duplice pericolosità, la normativa in materia di incendi in impianti chimici è tra le più stringenti e dettagliate. In linea di massima, per semplificare quello che in realtà è un'intricata rete di leggi, normative e decreti, spesso anche declinata in maniera verticale su specifici processi produttivi, l'approccio alla sicurezza antincendio è di natura prevalentemente preventiva, derivante direttamente dalla valutazione del rischio chimico, obbligatoria nei luoghi di lavoro che prevedono la potenziale esposizione ad agenti pericolosi, che porta successivamente all'ideazione, stesura e adozione del Piano di emergenza che deve includere: Il primo passo sta nella comprensione della categoria produttiva dell'azienda, e dei processi connessi, le cui deviazioni sono spesso origine di eventi incidentali, nonché nell’individuazione di tutte le sostanze/miscele presenti, in quali stato di aggregazione si trovino, e a quali parametri di pressione e temperatura siano gestite, sia durante lo stoccaggio che nella fase produttiva. Altrettanto essenziale è l'individuazione dei componenti critici dell’impianto, il cui guasto o comportamento anomalo può evolversi in incidente, e quella di tutte le modalità di approvvigionamento e di carico/scarico. Una volta individuati i pericoli si passa all’analisi del rischio da cui si evince il livello di vulnerabilità all’incendio. Queste informazioni, unite allo studio del contesto normativo da applicare per la prevenzione incendi, permettono la corretta individuazione delle barriere mitigative più opportune per ridurre il rischio incendio.
911 Visualizzazioni La produzione, manipolazione, commercializzazione, trasporto e smaltimento di sostanze chimiche sono attività ad alto rischio incendio. La prevenzione è la soluzione più efficace, insieme a un adeguato Piano di emergenza che comprenda soluzioni antincendio all'avanguardia, specifiche per ogni tipo di processo.
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