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Un incendio ha bisogno di combustibile, calore e comburente. I sistemi water mist agiscono sui primi due elementi. Riescono nello scopo generando una finissima nebbia d’acqua, con gocce di decimi o centesimi di mm di diametro. Assorbendo calore proporzionalmente alla superficie di contatto, le gocce, espandendosi per riscaldamento sottraggono energia al fuoco, ostacolano l’apporto di comburente e assorbono il calore radiante. Le nebbie d’acqua si usano nella lotta agli incendi dagli anni ‘80 dell’800 ma è solo cent’anni dopo che la tecnologia water mist si afferma per sistemi di spegnimento fissi.

Perfettamente ecocompatibile è una tecnologia che economizza l’impiego di estinguente (impiegano portate da un decimo a un centesimo inferiori agli sprinkler) e, in proporzione al tasso di nebulizzazione, minimizza effetto bagnante (e relativi danni). Questo rende gli impianti water mist adatti a situazioni in cui le riserve idriche disponibili sono limitate (ad esempio agli ultimi piani di edifici molto alti) o dove per ragioni di peso e compatibilità il sistema di distribuzione deve avere un impatto minimo (tubazioni da appena 15-20 millimetri rendono il sistema particolarmente adatto alle navi ed alle aree di interesse artistico).

Gli impieghi principali restano, in ambito terrestre, la protezione di sale macchine, aree residenziali a rischio ordinario e sale CED

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WaterMist. Una storia che viene da lontano

Sebbene quella del water mist sia una delle tecnologie di spegnimento più giovani, già nel 1880, la statunitense FE Myers produsse un sistema portatile con una lancia che spruzzava acqua nebulizzata per la lotta a piccoli incendi boschivi.

Ma lo stesso Grinnell a fine ‘800 sviluppò il suo ugello "pepper pot" che otteneva getti analoghi. Facendo passare l’acqua da un ugello a orifizi multipli, nel 1930 la tedesca Lechler produceva la cosiddetta “polvere d'acqua”. Passarono solo altri dieci anni prima che la divisione ingegneristica di Factory Mutuals iniziasse i primi test su questi sistemi.

Fino ad allora tuttavia si trattava di una soluzione adottata per combattere gli incendi manualmente, attraverso opportune lance. L’incendio sul traghetto passeggeri "Scandinavian Star" il 7 aprile 1990 (che costò la vita a 158 persone) spinse la Organizzazione marittima internazionale (IMO) ad emettere nuove linee guida per sistemi di antincendio navali più efficaci; questa spinta normativa, combinata alla messa al bando dei gas che danneggiavano lo strato di ozono, allora in vigore già da un decennio, stimolarono un notevole sviluppo delle tecnologie antincendio  basate sulle nebbie d'acqua ad alta pressione.

Questo avvenne in particolare in Svezia con la UltraFog ed in Finlandia con Marioff.

L'evoluzione della tecnologia

L’evoluzione della tecnologia water mist sta portando sviluppi nella saturazione degli ambienti e nella capacità di penetrazione della nebbia in armadi chiusi (come i quadri elettrici) avvicinando le prestazioni di questi sistemi a quelli a gas (rispetto ai quali presentano l’indubbio vantaggio di non essere pericolosi per l’uomo). I sistemi water Mist devono essere progettati installati e manutenuti solo da società qualificate ed il loro impiego è limitato alle applicazioni che sono state testate in modo specifico o per quelle per le quali, l’estrapolazione dei risultati da test su altre applicazioni sia ritenuta accettabile dall'autorità di controllo.


water mist. normative e specifiche per una tecnologia proprietaria

Al momento, quella water mist è considerata una “tecnologia proprietaria” e, oltre alle specifiche dei produttori, le normative di riferimento sono la NFPA 750 e TS 14972; La definizione delle specifiche di progetto è demandata agli organismi di omologazione che dopo avere messo il protocollo di prova svolgono i test sui vari sistemi per le diverse classi di incendio e scenari di applicazione. Il settore navale, invece, è maggiormente normato dall’IMO.

Tipologie di impianto

Le principali tipologie di sistemi water mist sono ad ugelli aperti, “a diluvio” utilizzati per l'intervento in spazi chiusi e possono agire per saturazione d’ambiente o per applicazione localizzata (con limitazioni correlate alla volumetria da proteggere), e sistemi a teste chiuse, tipo sprinkler, nei quali, l'intervento dell'impianto è regolato dalle singole testine, adatti ad aree estese, aperte con caratteristiche di pericolo di incendio lieve o d'ordinario.

Una ulteriore distinzione degli impianti water mist può essere fatta in funzione della pressione che va da 5 a 12 bar nei sistemi a bassa pressione ai 30-35 bar nei sistemi e media pressione fino al 100-200 bar nei sistemi ad alta pressione.

La nebulizzazione può essere ottenuta dall’azione combinata della pressione della geometria dell’ugello o per l’apporto di un fluido - aria o azoto tipicamente - e funge da nebulizzatore (il gas è stoccato in bombole, collegate alla riserva idrica).

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