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Le guerre, specie le moderne che coinvolgono enormi masse di persone, tra le tante conseguenze – spesso tragiche – hanno la capacità di sradicare menti brillanti dai settori più disparati e metterle di fronte a questioni nel che probabilmente non avrebbero mai attratto la loro attenzione. Questo è quello che dev’essere successo, nel 1943, a Conrad Hal Waddington. Biologo evolutivo, paleontologo, genetista, embriologo, filosofo, poeta e pittore, Waddington non era particolarmente interessato all'aviazione ma con lo scoppio della seconda guerra mondiale si trovò arruolato nella Royal Air Force (RAF).

A quarant’anni, quando divenne consulente scientifico del Comandante in Capo del Coastal Command, Waddington era già uno scienziato affermato ma combattere in modo più efficace la minaccia dei sottomarini tedeschi era sembrava centrare poco con i suoi studi sull’epigenetica. Waddington e i suoi colleghi svilupparono una serie di raccomandazioni sorprendenti che sfidavano la saggezza convenzionale militare del tempo in termini di tattiche di attacco ma quello per cui lo ricordiamo qui fu la sua osservazione relativa al fatto che dei 40 B-24 "Liberator" del Comando costiero solo la metà era in volo a caccia degli U-Boot tedeschi mentre l’altro 50% era sistematicamente a terra in gran parte in manutenzione o in attesa di essa, fosse questa programmata o non programmata.

Adottando i metodi che gli avevano già fatto sfidare delle convinzioni consolidate Waddington applicò la statistica e osservò che manutenzione preventiva programmata a cicli molto intensi era nociva, facendo aumentare la frequenza dei guasti dopo gli interventi. Come un intervento chirurgico, la manutenzione non doveva essere fatta più del necessario a rischio di ridurre la sicurezza e l'affidabilità. La soluzione proposta fu di aumentare l'intervallo di tempo tra i cicli di manutenzione programmata e di eliminare tutte le attività di manutenzione preventiva che non potevano essere dimostrate efficaci.

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Manutenzione e affidabilità

Negli anni '60, alla United Airlines l'ingegnere aeronautico Stanley Nowlan e il matematico Howard Heap riscoprirono questi principi indipendentemente - i risultati di Waddington rimasero classificati fino al 1973. Questo fenomeno fu successivamente soprannominato "Effetto Waddington", e portò al primo sviluppo nel monitoraggio basato sulle condizioni e gettando le basi della manutenzione predittiva. La manutenzione centrata sull'affidabilità (Reliability Centered Maintenance) fu formalizzato per la prima volta da Tom Matteson e dai già citati Nowlan e Heap per descrivere un processo utilizzato per determinare i requisiti per la manutenzione ottimale in ambito aereonautico, e poi esteso in altri ambiti industriali a stabilire i livelli minimi di manutenzione sicuri e garantire che i sistemi continuino a fare ciò che è loro richiesto. 

Tra i cambiamenti di paradigma ispirati a RCM alcuni riguardavo il fatto che la stragrande maggioranza dei guasti non è necessariamente legata all'età del bene e che gli sforzi dovrebbero essere rivolti ad individuare le cause dei guasti piuttosto che le aspettative di vita dei componenti.

Come abbiamo visto le tecniche che consentono di progettare, costruire e gestire impianti con l'obiettivo di massimizzare il tempo produttivo hanno visto le prime applicazioni in ambiti in cui la continuità operativa era un requisito di sicurezza (industria aerospaziale, chimica, nucleare, dell’energia).

Gli obiettivi di riduzione costi – in termini di costi manutentivi e di fermi di produzione – sono il secondo driver che ha stimolato lo studio di tecniche per aumentare l’affidabilità e manutenibilità degli impianti.

Oggi, l'uso di strumenti digitali estremamente precisi e finemente calibrati e la capacità di prevedere guasti ai componenti meccanici ha migliorato notevolmente le capacità di analisi.

 

Benefici della manutenzione predittiva

I benefici che possono derivare dall'applicazione della manutenzione predittiva sono:

  • Riduzione delle fermate per guasto
  • Riduzione dei tempi di riparazione
  • Riduzione dei guasti indotti da un guasto precedente
  • Sfruttamento ottimale dei componenti secondo la loro vita utile
  • Limitazione delle derive qualitative (manutenzione della qualità)
  • Ottimizzazione della ricambistica

Va considerato anche un altro aspetto; il mancato danno (dal fermo macchina programmato, all’incidente grave, passando per il guasto), consentito dalla manutenzione predittiva, riduce il profilo di rischio al punto tale che molte compagnie assicurative promuovono l’adozione di protocolli di manutenzione predittiva con sconti sui premi.

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