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Fire Safety Summit(s) - ORS: L'ipossia

Autore Gianfranco Rocchi | Chief Communication Officer | 01 Ottobre 2020 |

Gianfranco Rocchi: Un lavoratore all'interno di un ambiente protetto da un sistema a riduzione di ossigeno è esposto al rischio di ipossia. Di cosa si tratta e quali sono i sintomi?

Luca Colli: Più si alza la quota raggiunta e minore è la pressione dell'ossigeno presente nell'aria. L'assorbimento da parte dei polmoni dell'ossigeno avviene perché all'interno degli alveoli la pressione è minore rispetto alla pressione dell'aria al livello del mare. In alta quota la differenza di pressione diminuisce notevolmente perché la pressione circostante dell'ossigeno è minore. Il gap si avvicina fino ad arrivare all'estremo, ad esempio sull'Everest, dove la pressione esterna è quasi uguale alla pressione negli alveoli. In tali condizioni viene metabolizzato pochissimo ossigeno e la prima conseguenza è che il cervello ne risente con relativa perdita di lucidità. I primi sintomi possono essere paragonabili ad una ubriacatura; questi primi sintomi vanno peggiorando con l'alzarsi della quota ed insorgono problemi di equilibrio, mal di testa, sensazione di vomito. Sintomi molto più gravi avvengono ad altitudini considerevoli. In tale situazione il polmone si infiamma e si riempie d'acqua; l'edema polmonare consiste in questo “annegamento”. Ancora più grave è l'edema cerebrale: il cervello in ipossia si dilata e, poiché la scatola cranica è rigida, non trova il modo di espandersi. Il primo sintomo è la perdita di lucidità - si straparla, non si interagisce con l'ambiente esterno, insorgono allucinazioni visive o uditive - e poi negli stadi più gravi gli occhi tendono a uscire dalle orbite (perché il cervello spinge da dietro) fino alla perdita di coscienza ed alla morte. Se insorgono condizioni del genere si deve intervenire tempestivamente portando la persona colpita ad una quota più bassa e fornendo subito l'ossigeno. Tali situazioni si manifestano però mediamente negli “8000”.

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